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<b><font coloor=#33cccc>l'androide buster [1/XX]

Ultimo Aggiornamento: 12/01/2004 12:18
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16/12/2003 20:49
 
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Era il primo giorno di scuola dell’anno 3086 e come tutti i nati nell’anno 80, anche Buster varcò la porta scorrevole della scuola per prendere posto al suo terminale.

La divisa anti-infortunistica, gli tirava la pelle lucida e lattiginosa, aveva protestato tanto per non indossarla, ma adesso era felice di esserci dentro, si guardava soddisfatto intorno, per la prima volta gli altri ragazzi non lo guardavano con curiosità e non gli chiedevano di toccargli le mani.

Sorrise soddisfatto, il posto che gli aveva assegnato il direttore era come lui lo preferiva, lontano dalla finestra e soprattutto lontano dalla memoria centrale del computer; la vicinanza a quel tipo d’onde elettromagnetiche, gli provocava un fastidioso prurito che non riusciva mai a controllare e che gli dava l’imput per l’immersione nel gel della sua piscina rilassante.

Il suo creatore, il Professor Hakersprinter, quando la mattina lo portò a scuola, gli raccomandò di non togliere gli occhiali scuri che lo proteggevano dalla luce intesa che filtrava dalla finestra e nascondevano i suoi grandi occhi neri.

Era strano, per la prima volta Buster non si sentiva un diverso, nessun bambino si era accorto che non era un essere umano ma una macchina.

Certo era molto vicino, come caratteristiche, ad un umano, aveva una buona autonomia di gestione dei dati immessi, ma era ancora così imperfetto; eppure aveva una strana sensibilità verso il bello, verso l’estetica che persino DOC, (era così che tutti chiamavano il Prof Hakersprinter) ne restava stupefatto.

Il giorno precedente DOC, aveva controllato, con indescrivibile minuziosità, ogni circuito di Buster, aveva verificato che ogni cosa, anche la meno importante, fosse a posto; certo era preoccupato, prima di adesso, a nessun altro androide era stato permesso di accedere ad una scuola come un normale alunno, questo se da un canto lo inorgogliva, dall’altro gli creava moltissime preoccupazioni e mille dubbi, ai quali non poteva darsi risposte, doveva solo attendere, per verificare, come i circuiti di Buster, si sarebbero comportati dopo quella prima giornata lontano dalle attrezzature di supporto che aveva nel laboratorio.

Ormai era fatta, Buster era al suo terminale come un umano normale e lui, fuori del cancello, nervoso come un padre in pena per le sorti del proprio figlio durante un intervento d’alta chirurgia, fumava e si grattava impaziente, ora la barba bianca foltissima, ora quei capelli gia arruffati dal vento.

Passeggiò tutto il tempo della lezione, di tanto in tanto si fermava a pensare e rivedeva come in antiche sequenze cinematografiche, tutta la creazione del suo Buster, di tanto in tanto sorrideva, poi diventava serio.
Tirava fuori delle tasche dei foglietti bianchi e così presto una miriade di foglietti, zeppi d’appunti, disegni, lo circondarono, sembrava che non avesse pace era frenetico.

Il direttore della scuola, lo osservò dalla finestra per un po’ di tempo, poi decise di mandare un commesso ad invitarlo nel suo ufficio, DOC lo segui, continuando a scrivere appunti che puntualmente lasciava cadere come coriandoli lungo il percorso. Giunse nella stanza del direttore che aveva quasi terminato la sua riserva di foglietti, e con semplicità allungò la mano, non verso il suo ospite, ma verso il blocchetto che era sulla scrivania.

Il direttore sorrise, e lo invitò a sedere, cosa che DOC fece, continuando a scrivere quello che aveva tutta l’aria di essere un calcolo interminabile.

(prima parte).

12/01/2004 11:30
 
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Avvincente, mia cara, per fluidità di pensiero e immediatezza d'immagini...

aspetto il seguito[SM=x142887]



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12/01/2004 12:18
 
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non farmi aspettare troppo
[SM=x142921] eh si, ha ragione ade......aspetto il seguito a breve (spero)

si legge in un soffio, [SM=x142892] un abbraccio, lucia
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